LA CONSAPEVOLEZZA DI ASCOLTARE IL NULLA.

Uno dei privilegi dell’essere adulti è la crescente consapevolezza della perdita di certezze.
Certo questa è un’affermazione che non basa le sue convinzioni su studi scientifici ne psico-sociali, però è una caratteristica che noto sempre più frequentemente negli adulti di uomo che frequento.
Direte che sono solito ritrovarmi in compagnia di personaggi dal dubbio spessore psicologico e di scarsa personalità? Forse si, allora questo potrebbe diventare oggetto di discussione e di confronto.

Siccome invece credo che la maggiore età, e per maggiore età non intendo i diciotto anni, ma la maggiore età nel senso di chi è maggiore di età rispetto ad altri, porti a molte meno consapevolezze e all’acquisizione invece di altre che però non hanno un valore sociale così determinante ma che consentono di far nascere l’illusione di avere tutto sotto controllo, ritengo anche che un adulto debba sapere, ad esempio relativamente alla musica, cosa realmente stia ascoltando.

Non si può ascoltare tutta la musica del mondo pensando che ogni volta si tratti di Mina, Ella Fitzgerald o Bach.

I social newtwork, da questo punto di vista, offrono uno spaccato, molto interessante, di ciò che la gente sia convinta in effetti di ascoltare. Te ne accorgi dalle foto dei concerti o dai video pubblicati.
Ascoltare il tutto è un esercizio nobilissimo, il punto è che non si può ascoltare tutto pensando che, tutto, sia il massimo o il meglio.
Si lo so, è un’ovvietà, ma è la virtù principale della Verità, quella di essere ovvia.
E’ un po’ come saper mangiar bene, non dico che non sia divertente saltuariamente mangiare schifezze, dico che se mangi da Mc Donald devi sapere che quello che ingerisci non è nutriente, fa male, ingrassa ed è pieno di cose dannose. Poi, può essere divertente.

La musica è un’arte nobile, come il saper mangiar bene, come la pittura.
Influisce sull’animo, sul carattere, sulla cultura e nella cultura. La musica ha tirato fuori Nelson Mandela dal carcere e ha contribuito a liberare una nazione, almeno ufficialmente, dal letamaio dell’apartheid.
Ha smosso le coscienze e fatto conoscere al mondo intero collegato in tv o via radio, le tragedie africane ed americane.
Questo però lo ha fatto la musica di qualità, la musica credibile, quella che ha attraversato decenni di cambi di cultura.
Se lo sono potuto permettere quei musicisti che hanno scritto e creato la storia ed i movimenti culturali e, in qualche caso, intellettuale, dell’intero globo.
Non mi piace utilizzare il termine “commerciale” per indicare un certo tipo di musica frivola e passeggera, perché buona parte della musica è “commerciale”, fatta cioè anche per fare denaro, perché chi la compone campa sui profitti del proprio prodotto.
Michelangelo, per esempio, campava grazie ai profitti della sua arte.

Anche il termine “frivolo” non sempre si adatta ad un certo tipo di musica, ad esempio i Beatles hanno scritto e composto alcune canzoni frivole, non per questo non di qualità.
Il punto quindi è che affibbiare il termine “commerciale” e “frivolo” non indica necessariamente una negatività o una scarsa qualità.

Il vero limite di certa musica, che la rende un mero prodotto in alcuni casi anche di modesta qualità, e con una scadenza ben precisa, “da consumarsi preferibilmente entro il…” è la scarsa credibilità di chi la produce o diffonde. E’ la organizzata costruzione del personaggio, la studiata composizione del brano affinché piaccia alla massa.
E’ la musica da scaffale del supermercato, messa lì per la precisa ragione che l’uomo comune la prenda credendo di acquistare il prodotto più buono che ci sia, nutriente e che fa bene, perché lo dice la pubblicità.
E’ il prodotto di quello che l’ambiente chiama major. Istituti che devono produrre soldi. Dove l’arte non esiste, esiste il profitto, il numero, quindi la non profondità artistica.
Non devono trasmettere sentimento, devono far acquistare. Non devono insegnare ma spingere al consumo, alla futilità della vita, alla globalizzazione della superficialità, al riempimento dei centri commerciali il sabato sera quando fuori c’è il sole.

Ma quella musica si può ascoltare e ci si può anche divertire, avendo però la consapevolezza di ascoltare il nulla.

Massimiliano Bosco 

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