L’ILLOGICA LOGICA DEI NUMERI.

Il numero indica una identità
Il numero spersonifica l’individuo.
Il numero divide.
Il numero nobilita.
La globalizzazione ha suscitato un dubbio atroce, i numeri a svantaggio della qualità? il tutto diventa uno, standardizzato stereotipato, monocolore.
L’uno quindi assume un valore specifico e diventa proporzionale alla moltitudine.
La globalizzazione al contrario della masturbazione, rende ciechi.

Milioni di morti per un unico obiettivo, la concentrazione di beni primari, come il gas, l’acqua, il petrolio, l’accesso al mare.
Una guerra, milioni le vittime. Una sola domanda, perché? Zero risposte.
I morti invece quelli no, non sono uno, dipende dove muori, se muori in Siria sotto l’attacco di un esercito multietnico, i morti valgono zero, se muori in occidente i morti sono milioni di bandiere della nazione di appartenenza inserite nei variegati profili di un sito di interscambi sociali.

Il valore della vita? È pari a zero, questo dovunque, soprattutto nel tuo paese dove il tuo governo non esita a mettere bombe sui treni o nelle stazioni, oppure ad armare dei finti ribelli, estremisti religiosi, così che la gente possa dare la colpa a Dio e non a loro.
Valore degli oboli per finanziare tutto questo? Un numero dal valore altissimo dove gli zeri contano il tutto.

Conto sempre il numero di scalini che compongono le scale che percorro. Do ad essi un valore. Tutte le scale in natura hanno le medesime caratteristiche, le scale dei palazzi hanno gradini, le scale musicali hanno le note, quindi ogni passo o ogni nota ha un valore quindi un numero.
Percorrerle dà vita ad un’armonia, di musica, di passi, di vita.
Ecco perché andrebbero fatte con l’intensità giusta, con un ritmo che doni loro la musicalità, che faccia vibrare l’essere.
A proposito di vibrazioni… provate ad agitare una ringhiera di una scala, dal piano terra, se fatto a dovere, essa, darà vita ad un suono bellissimo, celestiale.

Non possiamo esimerci dal contare, è una necessità innata, è del tutto naturale, non so se gli animali sappiano contare. Noi si, anche se abbiamo difficoltà a pensare a numeri grandi.
Noi contiamo la nostra vita, i secondi, i minuti, i giorni, credo che questo avvenga perché tutto ciò ha relazione con la morte, se fossimo eterni, la necessità di contare i giorni forse non l’avremmo. Alla morte è legata anche la velocità, alla quale non siamo certo abituati.

Perciò la contiamo, perché in un certo senso questo ci dà la sensazione di avere il potere di allungarla. Più allunghiamo il valore della velocità, più cose facciamo, più la nostra vita sembra allungarsi, ma è un illusione, è un errato modo di contare, il numero in questo caso si divide e non si somma.
Già nell’antichità si è scoperto che esistono numeri, come la radice quadrata di 2 e il numero aureo, che sono irrazionali, cioè che non si possono scrivere in nessun modo sotto forma di frazione (rapporto tra due numeri interi). Definire la matematica una scienza esatta e’ un errore, non c’e nulla di piu’ azzardato e di astratto che la matematica stessa.
In matematica esistono i numeri immaginari, esiste il concetto di infinito che ha, curiosamente e scientificamente non provabile, un valore.

Accettiamo quindi teorie legate all’infinito, all’astratto, al non tangibile, nelle scienze, ma non accettiamo lo stesso concetto quando si parla di Dio. E di infinito non c’e’ solo la matematica, i numeri, ma anche la bellezza ad esempio.
Il caos e’ regolato? Non saprei, l’unica cosa certa e’ che ha un fattore comune, e’ negativo quando si cerca qualcosa e quando si ha fretta ma sempre piu’ spesso assomiglia allo stato attuale della nostra mente. Ho la sensazione che il caos sia regolato dalla confusione che vive il nostro cervello, e’ direttamente proporzionale ad essa.

Non ci ritroviamo piu’, le nostre vite si ingarbugliano legandosi alle matasse vicine in un caos generale.
L’immaginazione ci salva, e’ superiore alla logica, addirittura la regola, ne stabilisce le norme, i confini, poi se la logica non capisce, l’immaginazione concede di sconfinare e generosamente elargisce spazi dove trovare giustificazioni e soluzioni.
L’immaginazione va oltre la conoscenza, ed e’ superiore alla forza fisica che puo’ costruire una vita reale ma non 100 immaginarie. Immaginazione o immaginario, fantasia o arte?

Bacone diceva: Quando nell’età moderna il pensiero scientifico si definisce e progredisce ulteriormente, la separazione tra conoscenza e immaginazione si approfondisce, per cui quest’ultima viene assimilata alla fantasia, la facoltà che crea la poesia.

L’immaginazione ci costringe a fare i conti con la realtà generando continue sconfitte e delusioni. Se vogliamo ritrovare la vera storia dell’io dobbiamo invece collegarla a quello che Lacan chiama il “simbolico” rappresentato dal linguaggio e dalla sua valenza sociale. I nostri simboli ovvero cio’ che siamo.
Lo scontro piu’ grande avviene quando in gioco ci sono numeri in contrapposizione all’essere umano. In un mondo capitalista, i numeri assumono un ruolo decisivo.

Non si gioca. I numeri irrompono. Invadono, uccidono, desertificano.
All’essere umano non rimane nulla, nemmeno le domande.
Accettare la non-logica dei numeri oppure soccombere subito.
Il numero non da tregua, non da speranza e non accetta scambi o compromessi.
E se stravolgessimo il modo di contare?
E se contasse solo il modo di contare di ciascuno di noi?

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