ARBORE. UN PROGRAMMA. TRENTA E L’ODE.

C’è un personaggio che malgrado passino gli anni rimane l’unico a fare record di ascolti con un programma senza programma, ovvero con un programma costruito in una sola giornata di prove, senza un apparente canovaccio. Uno dei tanti campioni e fuoriclasse, anzi il più grande tra i fuoriclasse, trattati male dalla nostra televisione nazionale, una TV che dovrebbe farlo Ministro della Rappresentazione Televisiva e che invece lo ha emarginato, non che lui lo sia, ma la TV non se ne serve, perché questi grandi scienziati dei Programmi TV sembrerebbe saperne davvero tanto di TV, di ascolti, di cosa alla gente piace, ne sanno talmente molto che infatti continuano a produrre da anni televisione sterco, programmi insulsi che hanno il preciso scopo di rendere i telespettatori degli idioti così da poterli manovrare meglio. E’ talmente banale e chiaro che l’operazione di scrivere senza cadere nella retorica e nella banalità risulta una sfida senza precedenti. Del resto o è vero quello che diciamo nei modi banali e qualunquisti sopra descritti, oppure questi dirigenti sono veramente degli inetti e stupidi servi di cervelli al cui interno girovaga l’unico neurone che si scontra con la sola particella di sodio della famosa acqua minerale.

Questo è un omaggio a Renzo Arbore, l’uomo della TV intelligente, innovativa, spontanea, improvvisata, ma soprattutto Cre-di-bi-le, una TV Jazz, dove l’improvvisazione è parte stessa della struttura musicale, ma che è il frutto della preparazione culturale dell’individuo, del musicista e dell’artista.

Non si improvvisano “cose” intelligenti se non appartengono già al tessuto di cui si compone la tua struttura artistica.

Così come nel Jazz, si improvvisa se si conoscono le regole, le scale, gli arpeggi, le strutture musicali e le armonie, se si possiede insomma la cultura.

Nessuna operazione nostalgia in questo omaggio, così come non c’è stata nostalgia nel programma andato in onda qualche giorno fa, “Indietro tutta, trenta e l’ode”, ma solo la volontà di insegnare ancora oggi, a distanza di decadi, come e chi sa “FARE” la televisione.

Nessuna nostalgia, ma rabbia sì, perché penso che in questi trent’anni abbiamo perso tante occasioni e possibilità di poterci vedere programmi nella nostra “televisione” che ci avrebbero reso davvero un pizzico più intelligenti. Invece io e qualcun altro abbiamo abbandonato la televisione, il nostro paese è diventato peggiore mentre Arbore ha continuato a divertirsi con la sua musica.

Grazie mille Renzo, per la tua TV da trenta e l’Ode.

 

Massimiliano Bosco

 

(MRoma1E)

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