BECKETT HOTEL. A BLUES BY CHICAGO.

Il Chicago Blues degli anni sessanta ebbe grande successo anche fuori dei confini americani e alimentò negli anni seguenti il movimento del cosiddetto British Blues, vale a dire la scena inglese guidata da Eric Clapton con i suoi Cream e, naturalmente, dai Rolling Stones.
Questi artisti e queste band tentavano di imitare i grandi bluesmen di Chicago, tra i quali dobbiamo citare Muddy Waters e Howlin’ Wolf, gli autentici pionieri del blues, fuggiti dalle piantagioni del Mississipi con niente in tasca tranne un armonica scordata e la voglia di sfondare..dove?  Il Beckett Hotel lunedi diciannove febbraio apre a Chicago.
Nel nostro viaggio musicale alla scoperta del suono della Città del Vento incontreremo le leggende del blues, le icone del funk, le stelle del soul, le origini del rock, i paladini della prima disco, i “re” dell’house music e più di recente del footwork.
Una babele di linguaggi musicali che trova origine nell’incredibile meltin’pot culturale di questa città, punto di incontro tra razze, culture, religioni diverse e nel ruolo fondamentale di alcune etichette discografiche, come la storica Chess Records.
E’ grazie a questa straordinaria etichetta e ad artisti come Etta James, Chuck Berry ed al giovane folksinger Terry Callier.

Immergiamoci nell’atmosfera notturna illuminata dalle luci al neon dei più malfamati club di Chicago ascoltando l’armonica di Muddy Waters e la voce incredibile di Howlin’ Wolf, tra le strade e nei locali dove pochi anni prima l’orchestra di Duke Ellington e il Nat King Cole Trio scrissero alcune tra le pagine più importanti del jazz; genere la cui bandiera oggi sventola ancora alta grazie ad un altro grande artista di Chicago, Herbie Hancock, e alla seconda e terza generazione dei musicisti dell’avanguardia che faceva capo all’AACM, Association for the Advancement of Creative Musicians “un collettivo di musicisti, danzatori, pittori, poeti, che hanno scelto di presentare la musica creativa attraverso la promozione di opere originali di artisti neri”

Chicago non è solo sinonimo di jazz, blues e soul. Negli anni settanta la città viene invasa di un nuovo sound che prende le mosse dai diversi stili neri urbani facendo proprie le nuove tendenze della disco musica, codificando la figura del DJ che sarebbe esplosa definitivamente di lì a poco. Proprio a Chicago nasce e cresce artisticamente Curtis Mayfield.

Nella seconda metà degli anni ottanta, dopo il declino della disco music nella scena club americana, venivano prodotti sempre meno vinili di musica disco. Chicago era l’unica città dove ancora erano di moda le sonorità disco, e queste venivano trasmesse specialmente dalle radio specializzate.

In questo contesto, alcuni dj come Frankie Knuckles, Marshall Jefferson, Jesse Saunders e Ron Hardy, proponevano un mix molto eclettico di italo disco, hip hop ed electro funk. Uno stile ibrido che viene etichettato come Chicago House e che ha imperversato per anni sulle piste da ballo, anche in Europa. Senza considerare le nuove tendenze in ambito elettronico, come il footwork.

L’elettronica e in particolare la dance ancora oggi fa parte integrante dell’immaginario legato a Chicago e alcuni tra i mostri sacri di questo genere stanno tornando alla ribalta: Larry Heard, considerato tra i primi e principali promotori della musica House e dei suoi vari sottogeneri, tornerà a pubblicare un album dopo circa quindici anni. Non solo; questo sarà il primo album ad uscire sotto il celebre pseudonimo di “Mr. Fingers” dal millenovecentonovantaquattro.

L’appuntamento per questo viaggio musicale è per lunedi diciannove febbraio dalle diciannove e trenta su Radio Godot.

www.radiogodot.it

Fabrizio Montini

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