MR. VINILE. RINGO, LA STARR PROTAGONISTA

C’è l’attore protagonista e il comprimario. C’è la coppia John Lennon Paul McCartney e c’è Ringo Starr. George Harrison è una creatura a parte, fuori da qualsiasi ruolo.

Ma vedere dal vivo anche un comprimario della band rivoluzionatrice della musica contemporanea è comunque un’emozione unica. L’undici Luglio l’ex Beatles era a Roma alla Cavea dell’Auditorium Parco della Musica per la sua ultima tappa del tour italiano e noi eravamo li a gustarci la serata. Ad accompagnarlo la Starr band un ensemble di musicisti con i fiocchi formata da Steve Lukather alla chitarra, Colin Hay dei Men at Work alla chitarra acustica , Gregg Bissonette alla seconda Batteria, Gregg Rolie alla testiere e organo Hammond , Graham Gouldman dei 10cc al basso e Warren Ham ai fiati e percussioni.

Il palco è minimalista con un disegno sullo sfondo in puro stile Peace e Love molto kitsch. Ringo Starr si muove sul palco come un giovanotto saltando, scherzando con il publico  senza remore e ripetendo di continuo con la mano destra il gesto di vittoria (Peace & Love) anni luce lontano dal soprannome affibbiatogli negli sessanta di “Beatles triste” per il suo carattere introverso. E pensare che ha compiuto da poco settantotto anni ed è stato insignito da pochi giorni dell’onorificenza di cavaliere dell’impero britannico. L’atmosfera è quella dei concerti gratuiti degli anni sessanta quando non cerano tutti i controlli snervanti di oggi quando eventi come questi erano veri momenti di aggregazione.

Il pubblico tra cui Renato Zero seduto nelle prime file si aspettano qualche brano dei Beatles e qualche successo, ahimè non molti, da solista. Allora ecco “Don’ t pass me by”, “Yellow submarine”, “I wanna be your man”, “It don’ t come easy”, “Photograph” dall’ album eponimo del millenovecentosettantatre il migliore anche come vendite della sua discografia solista.

Quando non canta Ringo si siede alla batteria dimostrando di essere ancora un ‘ottimo batterista con una tecnica ben definita fondamentale nella costruzione del sound beatlesiano in particolare nel White Album e in Abbey Road. Seduto dietro i tamburi lascia spazio ai suoi comprimari perché lui sa che cosa significa esserlo. Allora ecco un collage di successi targati anni settanta ottanta mossa non inaspettata per chi ha seguito i suoi tour negli ultimi anni. Da segnalare Rosanna dei Toto con un Steve Lukather in gran forma e Magic Black woman/Gipsy queen con un Gregg Rolie sugli scudi strepitoso.

Ma è il finale a rendere la serata magica. Il concerto ci riserva quella perla dal titolo “A little help from my friends” canzone cantata da Ringo Starr nell’album “Sgt. Peppers lonely hearts club band” entrata nella memoria collettiva anche grazie alla versione blues di Joe Cocker a Woodstock.

Il pubblico impazzisce qualcuno sale sul palco prontamente portato via dagli addetti alla sicurezza tranne una bambina che lasciata indisturbata inizia a saltare insieme a Ringo sulle note della canzone in un’immagine unica simbolo della semplicità e nello stesso tempo grandezza della musica unione generazionale fatta di sentimenti nuovi e vecchia nostalgia. C’è spazio anche per il ricordo di John Lennon con la sua “Give peace a chance” suonata dalla Starr Band  a salutare il pubblico romano mentre Ringo Starr esce di scena stavolta da attore principale.

 

Mr Vinile

 

(MRoma1E)

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