NEAPOLITAN POWER, L’ARTE DELL’INCONTRO

Napoli è la citta dell’arte dell’incontro inteso come condivisione di pensieri, immagini, gesti, linguaggi, sentimenti senza la retorica dell’accettazione dell’altro.

L’incontro a Napoli è una questione di sopravvivenza sia culturale sia economica, un ‘opportunità per affrancarsi umanamente e artisticamente in una città, come altre città italiane, violentata dalla”mala politica”,dai  vicoli stretti da cui è difficile vedere la luce al di là del naso.

Negli anni settanta una schiera di giovani musicisti napoletani danno via a un processo di rinnovamento della musica popolare partenopea scaturito dall’incontro con nuovi generi musicali portati in città dagli americani in servizio nelle basi militari.

L’ascolto degli album provenienti dalla Gran Bretagna e dagli Stati uniti ha un effetto destabilizzante sulla concezione  di brano musicale fino ad allora chiuso tra le mura della musica leggera. James Senese è l’esempio più emblematico di questo assunto storico: il padre è un soldato nero americano, la madre una ragazza napoletana. Dalla loro relazione nasce il piccolo James che crescendo ascolta i dischi lasciati a Napoli dal padre tornato negli Stati Uniti.

Scopre John Coltrane determinante nel plasmare il suo fraseggio al sassofono e la sua concezione di musica come ritorno alle origini, alla terra, alla radici, alla Palepoli (per citare gli Osanna) di una Città che vuole liberarsi  dai stereotipi della musica popolare napoletana alla Carosone e Peppino di Capri per assimilare invece nuovi suoni .

Questa visione azzardata per l’epoca si concretizzerà nei Napoli Centrale insieme al batterista e paroliere Franco del Prete. La band fonde  jazz rock e racconti proletari di denuncia creando un microcosmo musicale intorno al quale si formeranno diversi talenti autoctoni tra cui Pino Daniele che dopo avere ascoltato la band andrà a bussare alla porta di James Senese per chiedergli di entrarne a farne parte.

L’incontro risulterà determinante per la crescita artistica di Pino. Non avendo bisogno di un chitarrista, suonerà il basso nella band, peraltro compratogli dallo stesso James Senese  per mancanza di soldi, per poi ritornare alla chitarra nella successiva carriera solista.

A diciotto anni scrive quel capolavoro dal titolo “Napule è” la canzone che più di tutte riesce a carpire la Napoli profonda con le sue contraddizioni, le sue paure, una città usata dal potere e poi abbondonata come un cane per strada, una città vogliosa di rinascere ogni giorno dalla ceneri di ieri. La denuncia del sistema espresso attraverso la lingua napoletana diventa per Pino Daniele il riscatto di una Città. Risuscita antiche parole o espressioni napoletane dandogli nuova vita, sdoganandole in ogni  latitudine del nostro Bel Paese .

In un  periodo zeppo di cantautori” intellettualoidi”  Pino Daniele fa tutto questo di pancia evitando discorsi prolissi e parole difficili creando un linguaggio urbano affine a quello dei bluesman ma suonato non sulle rive del Mississippi ma su quelle del Golfo di Napoli.

A Piazza Plebiscito, allora un immenso parcheggio di auto e autobus a cielo aperto, il diciannove  settembre del millenovecento ottantuno si consuma un concerto storico, punto di incontro delle istanze di un intera generazione di giovani napoletani.

Ci sono Tullio de Piscopo, Tony Esposito, il contrabbassista Rino Zurzolo, il tastierista Joe Amoruso e James Senese la crema della Nuova musica napoletana  ad accompagnare Pino Daniele. Tra improvvisazioni jazz, funk, blues e “folk napoletano” la band esprime una qualità tecnica ai livelli dei migliori Weather Report davanti a quasi duecentomila persone scrivendo di fatto il culmine di un periodo irripetibile per la musica italiana.

Oggi la creatività partenopea è ancora viva e deve molto agli artisti che negli settanta hanno saputo immaginare una Nuova Napoli tra passato e futuro fatta di contaminazioni e linguaggi diversi.
Neapolis Vive.

Mr Vinile   

(MRoma1E)

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