BYRNE, NO TALKING

David Byrne ne è convinto: non ci sarà una reunion dei Talking Heads. Le minestre riscaldate non sono il suo forte. Lui è abituato a guardare la musica attraverso nuove idee, nuovi stimoli, nuove collaborazioni  lasciando il passato nel posto che gli spetta, nella leggenda. I Talking Heads fanno parte di quella ristretta schiera di artisti che hanno destrutturato la musica del loro tempo anticipando tendenze e suoni in seguito diventati punti di riferimento per le nuove generazioni di artisti “indie”.  Il vissuto artistico della band inizia in una scuola di Design dove David Byrne incontra il batterista Chris Frantz e la bassista Tina Weymouth, ma si delinea e prende forma sul palco del CBGB locale cult della scena punk newyorkese di fine anni settanta dove i tre studenti incontrano il chitarrista Jerry Harrison che andrà a comporre il quartetto. Il bagno lurido con le pareti tempestate di graffiti e il puzzo di piscio dei cani lasciati liberi nel locale dal proprietario Hilly Kristal creano l’habitat naturale per un movimento underground nichilista e iconoclasta. Television, Patty Smith Group, Ramones si esibiscono regolarmente nel locale ed è proprio insieme a quest’ultimi che i Talking Heads salgono sul palco per la prima volta aprendo una serata. Da quel momento in poi saranno ospiti fissi del locale trampolino di lancio per l’esordio discografico con l’album “Talking Heads 77” che gli permetterà di farsi conoscere al grande pubblico. Il loro manager Seymour Rice, lo stesso dei Ramones,  sarà determinante nel successo della band presentandoli alla radio scettiche nei confronti della musica espressa dai quattro ragazzi non come una punk band ma come una band New Wave di fatto coniando un termine allora sconosciuto. David Byrne rappresenterà alla perfezione il significato del termine con il suo modo di cantare intermittente, , schizofrenico, decadente con l’uso di frasi onomatopeiche urlate sopra riff di chitarra taglianti come rasoi  specchio del caos sociale e dell’alienazione della città moderna. La loro musica andrà oltre la semplicità strutturale dei brani punk assorbendo elementi soul ma anche funk basti sentire la linea di basso della giovane e timida Tina Weymouth sul brano “Psycho Killer”e la cover del brano “Take me to the river”di Al Green contenuta nel secondo album ”More songs about  Buildings and Food”. Con l’ingresso di Brian Eno le velleità artistiche di David Byrne saranno appagate abbracciando poliritmie africane e stratificazioni elettroniche in un sorta di musica primitiva post-moderna che nell’album” Remain in light” troverà la forma perfetta. Secondo il sottoscritto il migliore album degli anni ottanta

Paolo “Mr Vinile” Marra

 

 

(MRoma1E)

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