SETTANTA ANNI IN TRENTATRE’ GIRI.

Settanta anni fa, era il millenovecentoquarantotto, la Columbia Records distribuiva sul mercato la prima edizione dell’album a trentatré giri, si scelse per l’occasione il Concerto in MI minore per violino e orchestra, del compositore Romantico Felix Mendelssohn.
Il rock era ancora lontano, ma da lì a pochi anni il Long Playing ne sarebbe diventato il simbolo indiscusso. Per celebrare questo evento storico, durante il duemiladiciotto, si è tenuto nel Regno Unito il National Album Day, con alcune iniziative che hanno coinvolto diversi musicisti, attori, affermati giornalisti e speaker radiofonici, tutti ospiti dell’emittente inglese BBC. Ad ognuno di loro è stato chiesto di stilare la loro personale classifica degli album che in qualche modo hanno influenzato la loro vita e il loro essere artisti. Nell’arco di diverse decadi l’album ha plasmato i gusti, le tendenze e le mode di diverse generazioni entrando prepotentemente nella vita di ognuno di noi come un’ istantanea sonora capace di evocare immagini e sensazioni diverse. L’album diventa il mezzo attraverso cui si può raccontare una storia, anche solo musicale, intraprendere un viaggio, creando così una profonda connessione fra l’artista e chi ascolta.

I brani impressi nei solchi, come singole parti, diventano nello scorrere della puntina una visione d’insieme dove specchiarsi, capire se stessi e il mondo che ci circonda. Le copertine, chiamate anche cover, danno un’identità concettuale al contenuto musicale dell’album elevandolo allo status di opera d’Arte. Seguendo questo concetto, per i settanta anni del trentatré giri è stata inaugurata una mostra delle copertine più iconiche alla Stazione di Waterloo di Londra, Manchester e Glasgow. Una passeggiata tra quadri d’autore, in musica. Il bianco minimalista del White Album Beatlesiano, la simboleggia primordiale della Madre Africa di Bitches Brew di Miles Davis, la sognante nostalgia di Pink Moon, capolavoro di Nick Drake, la faccia schiacciata come un’uovo, fritto in padella in droghe sintetiche dei Primal Scream, arrivando ai Proverbi Fiamminghi di Pieter Brughel ovvero il Vecchio dell’album di debutto dei Fleet Foxes, solo per citarne alcuni. Diverse personalità hanno contribuito negli anni alla diffusione dell’album. Tra questi John Peel, disc jockey inglese che negli sessanta ‘suona’ in radio i dischi di semisconosciute promesse della scena inglese: i giovani King Crimson, David Bowie, ancora un acerbo ragazzo in cerca di notorietà, Pink Floyd, Peter Hammil, leader dei Van Graaf Generator, Captain Beefheart e altri. Di fatto, portando nella case dei giovani ragazzi inglesi nuove opportunità musicali, spingendoli verso una nuova ricerca. La stessa cosa succederà anni dopo con il Punk, diventando uno dei primi a promuoverlo in radio. Scelta che attirerà aspre critiche da parte della società benpensante e problemi con la stessa BBC, radio con cui Peel collaborerà per diversi anni. In quaranta anni di carriera radiofonica John Peel crea un’archivio formato da ventiseimila trentatré giri, un patrimonio culturale che ora la BBC ha voluto condividere dando la possibilità a tutti di consultarlo online sul sito inglese The Space. Dalla metà degli anni duemila il trentatré giri è tornato sugli scaffali dei negozi di dischi, diventando negli anni successivi un’oggetto “di moda”. Ma va bene così, per noi stoici appassionati di vinili frequentatori dei piccoli negozi di dischi negli anni “dell’oscurantismo” del Cd e della musica digitale, è comunque una buona notizia. Lunga vita al trentatré giri!

Mr Vinile

Paolo Marra

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