IL SALE DELLA PAURA

Sale la paura e lo sdegno , quando, passando in Piazza San Luigi, sede del Comune di Aigues-Mortes, una cittadina nel Sud della Francia ci si ferma davanti a una lapide con su scritto “In memoria dei dieci lavoratori italiani vittime di xenofobia negli eventi del diciassette agosto milleottocentonovantatré. In omaggio ai Giusti…” La vicenda evocata ci riporta alla mente l’emigrazione piemontese di fine ottocento e un fatto di cronaca che rischio di far scoppiare una guerra tra Francia e Italia. Dopo la sconfitta di Sedan da parte dell’esercito Prussiano nel milleottocentosettanta, la Francia mise in campo un progetto di ricostruzione con una conseguente massiccia richiesta di manodopera, dovuta anche a un numero scarso di popolazione non sufficiente a coprire un piano economico di così grandi dimensioni. Molti italiani, di cui la maggioranza piemontesi, emigrarono in Francia per essere impiegati in lavori edili, nella costruzione di ferrovie e nelle saline. Nel milleottocentottantuno il numero di connazionali emigrati oltralpe si aggirava intorno ai duecentoquarantamila, di cui il trenta per cento piemontesi. Una forte crisi economica, con un conseguente calo repentino della domanda di manodopera e un aumento della disoccupazione, investì la Francia negli anni successivi creando forti tensioni fra i lavoratori autoctoni e gli immigrati italiani, indicati dai giornali locali come “sporchi, straccioni e colpevoli di rubare il lavoro”. Una frizione dovuta anche a un ritorno di fiamma del nazionalismo da entrambe le sponde. Tra le ragioni lo “schiaffo di Tunisi” vicenda che vide la Terza Repubblica francese stabilire il protettorato in Tunisia, di fatto impedendo all’allora Regno Italia di colonizzare il paese nord-africano, e l’alleanze intrecciate di quest’ultimo con Austria e Germania durante la Presidenza di Francesco Crispi. In un clima esacerbato da tensioni politiche ed economiche un semplice diverbio tra lavoratori accomunati da un solo fattore, la povertà, divenne la scintilla per un atto violento e xenofobo. La mattina del sedici agosto milleottocentonovantatré scoppiò una rissa fra un lavoratore italiano e alcuni lavoratori francesi impiegati nella raccolta del sale nelle saline vicino Aigues-Mortes. In poche ore nella cittadina si diffuse- oggi la chiameremo una fake news- la notizia che degli italiani avevano ucciso alcuni concittadini. Questo provocò una caccia all’uomo, o meglio all’italiano, costringendo un gruppo di italiani presenti in città a rifugiarsi in una panetteria- oggi sede di una banca che sorge vicino al comune- rimanendovi asserragliati per ventisette ore durante i quali i francesi proveranno a dar fuoco al locale. Diversi italiani vengono uccisi, altri vengono messi al riparo e salvati da alcuni abitanti del posto, come la proprietaria della panetteria una certa Aèlaide Fontaine, in seguito soprannominati “I giusti” per l’umanità e il coraggio dimostrati verso persone indifese, vittime di un odio irrazionale e ingiustificato.

Ma è solo il preludio a qualcosa di ben più terribile. Il mattino dopo i rivoltosi si dirigono verso le saline; la Gendarmeria assicura ai rivoltosi di accompagnare gli italiani alla ferrovia per mandarli via con l’intento di evitare conseguenze peggiori. Ma durante il trasferimento si consuma il massacro: gli operai italiani vengono attaccati dai rivoltosi nascosti tra le vigne che sorgono ai lati della strada; vengono linciati, colpiti dal lancio di pietre, affogati nel vicino canale, uccisi da colpi di fucile. Il bollettino ufficiale fu di diciassette morti e centocinquanta feriti, ma sulle cifre reali dell’eccidio ci sono ancora dei punti oscuri, come anche sul perché l’esercito francese, chiamato in soccorso all’alba, arrivo solo nel pomeriggio. La narrativa di un episodio di xenofobia di tremenda attualità che ci costringe a riflettere sulla strumentalizzazione delle crisi economiche per aumentare le tensioni tra lavoratori impiegati “a basso costo”, della gestione insensata della masse migratorie e dell’uso distorto di stereotipi e fatti di cronaca per interessi politici allo scopo di aumentare la paura del diverso. Ma anche una lezione per capire chi siamo, e sopratutto per non dimenticare quello che siamo stati.

Paolo Marra

Paolo Marra
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