DREAMIN’, ANTONELLA MAURER E MEZZ.

Abbiamo intervistato la cantante Antonella Maurer e il contrabbassista Nino Mezzapelle in occasione del live che hanno tenuto insieme al chitarrista Marcello Zini nella trasmissione Note di Viaggio, in onda su Radio Godot, durante il quale hanno eseguito quattro brani estratti dal loro disco Dreamin’, da poco uscito. Il primo, che dà anche il titolo al disco, é un brano dalle sonorità jazz-fusion soffuse, suggestive che richiama alla mente quell’intimità appena sussurrata di certe prove stilistiche di Joni Mitchell insieme a Jaco Pastorius, come nell’album Heijra.  Il secondo brano “L’Organetto di Bach Senior” è un immersione nelle partiture Barocche del compositore di Lipsia, ma è anche un primo riferimento alla tradizione folclorica siciliana in cui l’organetto si inserisce in una delle tante varianti della stessa. A proposito del brano Antonella Maurer dice:

“Nino Mezzapelle proviene dalla musica classica e suona  il contrabbasso nell’orchestra del Teatro Massimo di Palermo. D’altronde risentendolo, Bach è molto jazz, quindi in questo brano c’è un po’ di tutto. Il testo l’ho scritto io in italiano, che non è sempre facile perché si rischia di cadere nel banale; ho cercato e “sentito” l’immagine di qualcuno che viene dal mare e vede una luce, un riferimento in senso simbolico anche agli immigrati che vengono dal mare e vedono un faro di speranza.

Il brano “Pianto Siciliano” è un’elegia in certi tratti sacrale, un richiamo all’amata Sicilia e in particolare all’arte interpretativa dei cantori ambulanti e alle loro narrazioni di una terra affascinante, contraddittoria, troppo spesso maltrattata,  incantatrice, summa di arte e di vita ( Buona l’idea di inserire all’interno della copertina lo spartito e il testo in siciliano con tanto di traduzione). Infine con il brano Settecannoli ci si incammina improvvisamente nei labirinti del rock progressive, episodio dell’album in cui è evidente l’influenza stilistica, in particolare nella ritmica ostinata e nelle armonizzazioni, del Perigeo dell’amico Giovanni Tommaso. Non a caso è proprio lui a scrivere le note di copertina insieme a un altro storico contrabbassista della scena jazz italiana, Giorgio Rosciglione. Il disco Dreamin’ è un racconto musicale del viaggio di un immaginario personaggio, Antonino Art, che come scritto nelle note all’interno dell’album, parte “dal suo focolare domestico col suo derelitto bagaglio,  inseguendo i suoi versi in lingua e le sue sensazioni affidate alla prosa e ricercando il suo diletto suono…” Un disco che sorprende e non stanca l’ascoltatore  per la capacità di proporre in maniera originale un’ampia gamma di sfumature musicali, jazz, classica, musica mediterranea, progressive, arrivando al  blues della bonus track di “Mea culpa Tua culpa”, generi ampiamente proposti in altri lavori ma in questo caso, potremmo dire più unico che raro, cuciti sapientemente con  una veste del tutto nuova grazie sopratutto alla perizia certosina degli arrangiamenti di Nino Mezzapelle, contrabbassista di lungo corso che vanta diverse collaborazioni con artisti internazionali, nonché professore stabile presso l’Orchestra della Fondazione Teatro Massimo di Palermo dove svolge attività concertistica. Importante anche il contributo di Antonella Maurer brava sia come autrice dei testi sia come cantante, con una voce leggiadra e sempre carica di emozione  incastonata perfettamente nelle parti strumentali.  Il disco si avvale della collaborazione di un organico di quasi quindici musicisti di estrazione sia jazz che classica ampliando così  la visione concertante dei brani proposti, tra questi  il batterista Pietro Iodice, i sassofonisti Gaspare Palazzolo e Fabio Rizzo, i chitarristi Stefano Pellegrino e Michele Pantaleo, il contrabbassista Christian Ciaccio, il tastierista Enzo Puccio. La ratio dell’opera è da ricondurre alla contaminazione, artistica e umana, incarnata dall’accoglienza di un Isola di Mezzo. Dopo l’estate Antonella Maurer e Mezz saranno nuovamente a Roma  per un concerto il ventiquattro novembre all’Alexanderplatz per emozionarci ancora con la loro sensibilità e preparazione musicale, cosa rara oggigiorno

Come è nato il vostro progetto musicale dal titolo Dreamin’?

Dreamin’ significa sognare, andare avanti con la realizzazione dei propri progetti futuri cercando di realizzarli, e questo sogno noi l’abbiamo realizzato in questo progetto musicale che è stato abbastanza elaborato e variegato: c’è un accenno di musica classica, jazz, progressive, blues, diciamo un po’ di tutto. Una musica globale.

Avete suonato in diversi contesti con ensemble differenti, perché questa scelta?

Siamo passati da  circa quindici musicisti che hanno collaborato alla registrazione del disco a una serata live dove c’erano solamente batteria, contrabbasso, chitarra elettrica, sassofono e voce, quindi tutto il lavoro che era stato pensato per un ensemble così variegato è stato riarrangiato  per presentarlo dal vivo volutamente non utilizzando tastiere in una versione acustica in cui escono tutte le sonorità più particolari.

Nel disco troviamo un brano dal titolo “Pianto Siciliano” dedicato alle vittime dell’attentato al Magistrato Giovanni Falcone, da pochi giorni ricordato con diverse manifestazioni, immagino una scelta molto sentita?

Nino Mezzapelle ha scritto una suite dal titolo Planh in memoria di Falcone e Borsellino che hanno eseguito al Teatro Massimo di Palermo. Abbiamo suonato live in un altro contesto un estratto della suite dal titolo “Un luogo, una speranza” che è stato eseguito con i colleghi di Mezz, violinisti e violoncellisti, con la partecipazione solista di Christian Ciaccio, primo contrabbasso della Fondazione Teatro Massimo di Palermo. Il brano Pianto Siciliano eseguito senza orchestra è per contenuti molto simile, ma è dedicato alle scorte di mafia; a volte ci si focalizza solamente sui personaggi più importanti dimenticando gli uomini e le donne delle scorte che hanno sacrificato la loro vita. Il brano fa riflettere anche sul fatto che questa terra così bella, la Sicilia, sia purtroppo dilaniata dalla violenza e da  atti terribili. 

“L’arte rinnova i popoli e ne rivela la vita”

Epigrafe incisa sull’architrave del Teatro Massimo di Palermo

Paolo Marra  

Paolo Marra
Paolo Marra

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