LIBRO E CARTA, FENOMENI!

Secondo gli analisti di settore il libro cartaceo è tornato in auge con vendite in aumento, nonostante un mercato dell’E-book in crescita, anche grazie all’editoria indipendente e al self-publishing. Il fenomeno riguarda in prevalenza gli Stati Uniti, mentre in Europa la tendenza oscilla a favore del digitale con una percentuale che aumenta nei paesi nordici. In Italia il problema sembra non essere tanto il formato ma la bassa percentuale di lettori “abituali“. Si evidenzia una difficoltà della grande editoria di aprirsi a un mercato digitale ancora osservato da una certa distanza e cautela, in virtù anche di un atteggiamento simile da parte dei lettori.

Le ragioni della difficoltà di tagliare in maniera definitiva il cordone ombelicale con il formato cartaceo sono diverse, ma molte di esse sono riconducibili a un panorama generale di allontanamento volontario, anche se per brevi periodi, da una tecnologia sempre più invasiva e alienante. Il libro cartaceo crea un momento di rilassamento, di distacco, la chiusura di una finestra aperta da computer e cellulari di ultima generazione su un mondo virtuale ormai inflazionato. Proliferano nelle nostre città mercatini e negozi dell’usato, sempre più frequentati da avventori alla ricerca di oggetti riutilizzabili e a basso costo, per la maggior parte appartenenti agli anni  precedenti all’avvento del digitale. Una tendenza che apre una  riflessione sul bisogno di riavvicinarsi a qualcosa che sia in un modo o nell’altro più vicino alla nostra vera natura, unita a una presa di coscienza nei riguardi dell’ambiente e a un risparmio economico non trascurabile. Non manca, in questi negozi, un offerta di libri usati molto variegata, edizioni rare a prezzi contenuti, con la possibilità di scambio e vendita dei propri titoli. Tale fenomeno “dell’archeologia della memorabilia”, che si tramuta per l’appassionato più incallito in ricerca compulsiva, ha interessato anche altri oggetti che pensavamo ormai scomparsi in un eclissi commerciale ineluttabile. Per citarne uno, il vinile. Ritornato in pompa magna negli ultimi anni, ha conquistato un’importante fetta di mercato musicale, formato non soltanto da nostalgici con qualche anno sulle spalle, ma anche da una folta schiera di giovani attratti da forme e tecniche di funzionamento estranee ai canoni tecnologici con cui sono cresciuti nell’era della musica “liquida“.

Il libro cartaceo rappresenta uno step ulteriore. Consente l’affrancamento da fonti energetiche; non ha bisogno di una spina e della spasmodica e spesso snervante ricerca di una presa a cui collegarsi per ricaricare la batteria, come nel caso di un qualsiasi apparecchio elettronico, rendendolo un oggetto indipendente, a sé stante, rassicurante e nello stesso tempo pratico.  Lo scrittore Umberto Eco a tal proposito si espresse con queste parole:

“il libro da leggere appartiene a quei miracoli di una tecnologia eterna di cui fan parte la ruota, il coltello, il cucchiaio, il martello, la pentola, la bicicletta…l’umanità non potrà mai più rinunciare a questo strumento meraviglioso. La forma-libro è determinata dalla nostra anatomia”.

Dall’altro canto il formato digitale ha i suoi punti di forza. Ci permette di avere un’ampia biblioteca virtuale, consultabile in ogni momento con un semplice click, costi più bassi rispetto a nuove edizioni di libri in versione cartacea senza l’annoso problema di occupare interi scaffali, spesso impolverati, nelle nostre case.

La scommessa vincente per il futuro è proprio quella di trovare il giusto equilibrio fra le due parti, assecondando il bisogno del lettore di potersi avvicinare liberamente al mondo dell’editoria tramite due formati che possono integrarsi e supportarsi a vicenda senza un inutile dualismo.

Paolo Marra

Paolo Marra
Paolo Marra

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