LO STATO DELL’ARTE

È necessario, in un periodo buio come quello che stiamo vivendo, guardare all’arte non come forma estetica e marginale d’intrattenimento ma come veicolo per la crescita del Paese, dello Stato. Crescita non solo culturale ma sopratutto economica perché la cultura quando è efficacemente tutelata, veicolata, organizzata e strutturata crea posti di lavoro presenti e futuri e introiti che, se finalizzati alla formazione di figure professionali e alla conservazione di patrimoni artistici molto spesso trascurati o addirittura dimenticati, diventano la linfa di cui si nutre per la sua sopravvivenza un paese democratico. Senza arte non c’è crescita, senza crescita non c’é vita, senza vita non c’è futuro. Le esperienze storiche che hanno nel tempo decodificato espressioni e forme artistiche hanno avuto un impatto determinante sullo sviluppo dell’individuo inteso come parte di una comunità  in continua evoluzione umana, morale e spirituale. La profonda bellezza dell’animo umano si rispecchia nell’arte che da essa traspare e per tale imprescindibile motivo bisogna affermare con decisione l’importanza del suo ruolo nella società moderna, affinché il pensiero libero prevarichi sulla demonizzazione del diverso, sull’insensato uso della forza e di una chirurgica omologazione di massa memore di ideologie iconoclaste che pensavamo, commettendo un grave errore, ormai vinte. Elevare l’arte a mezzo unificatore di opportunità per crescere, per cercare nuove soluzioni per le necessità contemporanee, per arginare la lenta involuzione culturale promossa da chi nell’assenza di ragione, creatività e istinti funzionali al bene comune trova l’alveare adiposo dove far germogliare e crescere contagiosi dubbi, pregiudizi e paure preludio alla legittimazione popolare dell’odio e di violenze incontrollate. Tale approccio all’arte decontestualizzato dalla propaganda commerciale e politica del momento può e deve essere attuato mettendo in campo iniziative sinergiche, una formazione scolastica finalizzata alla concertazione di idee e proposte costruite su diversi piani di visione sociopolitica, adeguati luoghi di aggregazione. Saper sviluppare nuove forme partendo dalle precedenti siano esse giuste o in parte sbagliate è ciò che ha permesso all’arte di sussistere nel tempo; imparare tale lezione significa non cercare a prescindere lo scontro ma soluzioni condivise per i problemi del Paese finalizzate al miglioramento delle classi più disagiate e non ai temporanei tornaconti elettorali. La società moderna caratterizzata da un informazione spezzettata, sovraesposta, non a servizio dell’uomo ma della macchina pubblicitaria capace di imporre regole e anticipare le nostre scelte può essere arginata rendendo l’arte e di conseguenza la cultura attraente coinvolgente per le giovani mente ormai assuefatte al consumo spregiudicato, famelico imposto silenziosamente dalle multinazionali. Prendere coscienza del bisogno di trasformare l’arte in lavoro e di conseguenza in guadagno ed investimenti non può prescindere da un adeguato supporto finanziario erogato attraverso fondi statali del tutto assenti in Italia. Tale provvedimento avrebbe una valenza culturale rilevante nel nostro Paese ancorato a fisionomie sociali anacronistiche in cui l’artista viene additato come “fannullone” a carico dello Stato e di conseguenza del singolo contribuente. Aspettare che l’artista versi in condizioni precarie affinché possa accedere a fondi destinati al suo sostegno, come prevede la legge Bacchelli,  anche se utile in qualche misura  rappresenta una connotazione etica non del tutto sufficiente. Non solo fondi statali, spazi culturali e laboratori di interscambio ma anche stipendi adeguati per chi offre in maniera professionale un “contributo artistico” nelle sue varie forme di espressione visiva e performativa. Comprendere la strada da intraprendere in tal senso significa porre le basi per un futuro migliore in cui il pensiero libero sia prerogativa di ogni donna e uomo libero.

Paolo Marra

Paolo Marra
Paolo Marra

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