UN LEONE NEL WEST

Quest’anno “C’era una volta il West” compie cinquant’anni. Usciva nella sale italiane il ventuno Dicembre millenovecentosessantotto. Un’epoca quella in cui tutto stava cambiando: i costumi, la politica, la musica, il cinema, il modo di immaginare il futuro e di vivere il presente. Già da diversi anni Sergio Leone aveva riscritto il genere western sotto forma di racconto mitologico, dove gli eroi non sono greci e troiani, ma cowboy ambigui e spesso senza ideali. Le inquadrature della macchina da presa di John Ford si fondevano con il modo tradizionale di raccontare le fiabe delle nonne di paese che iniziavano con il consueto “c’era una volta in un paese lontano”, tradizioni perse ormai nel tempo.

Tutto era iniziato quando Ennio Morricone aveva ricevuto una telefonata da un giovane regista, che lo informava della sua volontà di venirlo a trovare per parlare di un progetto. Quando alcuni giorni dopo se lo ritrovò davanti la porta di casa, riconobbe subito quel Leone delle elementari che più di trenta anni prima frequentava la sua stessa scuola. Dopo essersi rifocillati in una vecchia trattoria di Trastevere, i due amici ritrovati decisero di recarsi in un cinema nei pressi dove proiettavano una replica del film di Kurosawa “La sfida dei Samurai”.

L’idea di Sergio Leone di amplificare la trama del film di Kurosawa che vede un samurai armato di scimitarra sfidare un pistolero trasponendola nei deserti americani, con un “uomo con il fucile” che sfida un “uomo con la pistola” entusiasmò Morricone.

Le sue musiche dovevano amplificare ancora di più la visione assurda, acida, rock del western di Leone trasformando il  tutto in un racconto  epico. L’idea si tramutò nel loro primo film insieme, “Per un pugno di dollari”, a cui seguì “Per qualche dollaro in più” e “Il buono il brutto e il cattivo” dove Morricone con il tema de “La febbre dell’oro” annulla di fatto il confine fra immagine e suono, facendo diventare la musica protagonista della scena. A quel punto della sua carriera Sergio Leone accarezza l’idea di realizzare il suo progetto di un film tratto dal romanzo di Harry Grey “The Hoods” che diciassette anni dopo diventerà quel capolavoro intitolato “C’era una volta in America” un racconto di gangster tra sogno e realtà. Ma la Paramount Pictures visto il successo della “Trilogia del dollaro” non ne vuole sapere e insiste per un’altro western. Ma è il millenovecentosessantotto e il film deve rispecchiare il clima di cambiamento dilagante del momento. Le storie dei protagonisti si intrecciano in una fiaba a tinte oscure: Frank il pistolero senza scrupoli, Armonica il Vendicatore, Cheyenne il Bandito buono, Jill Mcbain la Prostituta in cerca di riscatto. Sullo sfondo l’arrivo della ferrovia, simbolo progressista e di un’era che finisce insieme ai suoi protagonisti. Leone fa suonare la colonna sonora del film scritta da Ennio Morricone da un’orchestra durante le riprese del film rendendo la musica ancora una volta protagonista. Struggente, malinconico ma nello stesso tempo potente è il “Tema di Jill”, con la voce senza parole della cantante Edda Dell’Orso. Due giovani registi, Bernardo Bertolucci e Dario Argento, partecipano alla stesura del soggetto del Film. Quest’ultimo dichiarerà che, ascoltare Leone mentre descriveva in anticipo i movimenti della macchina da presa, era come “ascoltare Dante declamare i suoi versi”. Con”C’era una volta il West” Sergio Leone, come un ‘antico cantastorie, scrive la rappresentazione perfetta e definitiva del genere Western.

Paolo Marra

(Brani estratti dal libro di Ennio Morricone insieme ad Alessandro De Rosa “Inseguendo quel suono” )

Paolo Marra

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